Il dittico “DOVE VANNO I SOGNI” si presenta come una soglia visiva e spirituale, un’opera che non si limita a mostrare, ma invita ad attraversare. Strutturata in due atti complementari, la composizione indaga il territorio misterioso del subconscio, ponendo al centro il legame primordiale e silenzioso che unisce l’essere umano alla natura e al mondo animale.
La Guida e la Visione
Nel pannello di destra, i protagonisti si stagliano nitidi di profilo, proiettati verso un altrove che lo spettatore può solo intuire oltre il bordo della tela. La figura femminile, coronata da un copricapo dai dettagli grafici quasi tribali, indossa occhiali geometrici che riflettono le tonalità e i motivi dello sfondo. Non sono uno schermo per nascondersi, ma un filtro per tradurre la realtà e accedere a una visione più profonda.
Accanto a lei, quasi a precederla e proteggerla, emerge la figura solenne di un cane. Con il suo sguardo vigile, concentrato e intriso di una saggezza antica, l’animale si spoglia del ruolo puramente domestico per farsi archetipo e guida spirituale: è lui il guardiano del subconscio, l’unico capace di orientarsi nei sentieri invisibili in cui si rifugiano i nostri desideri più intimi.
Lo Spazio dell’Inconscio
Il pannello di sinistra rappresenta invece il luogo dell’astrazione pura. È la dimensione geometrica ed emotiva in cui il sogno fluttua prima di prendere forma o dove si dissolve al risveglio. La scelta di dividere l’opera in due parti crea una tensione dinamica: da un lato la materia e l’affetto (l’essere umano e l’animale), dall’altro il vuoto fertile della mente, il potenziale puro del pensiero che viaggia.
