A ver (“Vediamo” / “Stiamo a vedere”) segna una svolta fresca, sbarazzina e sfrontata nella narrazione dell’artista. Per la prima volta, la protagonista abbandona le pose ripiegate o di profilo per rivolgere allo spettatore uno sguardo magnetico, aperto e diretto.
Seduta a terra a gambe incrociate, la figura esprime una sicurezza spontanea e informale: è l’atteggiamento di chi si mette comodo, ti fissa con un occhio spalancato e curioso e lancia una sfida gentile, come a dire “E adesso? Fammi vedere chi sei”. È un’ode alla trasparenza, al vivere il presente con occhi spalancati e senza filtri.
